BARI - Giardini di Piazza Garibaldi

Piazza Giuseppe Garibaldi

Ubicato nel Borgo murattiano, all’estremità Ovest di corso Vittorio Emanuele II, il giardino si estende su una superficie piana di 17.000 mq, con una planimetria rettangolare. L’area è dotata di un ingresso su ciascuno dei quattro lati; i due principali sono disposti lungo l’asse Est-Ovest. Proprietà del Comune di Bari, il giardino è protetto da vincolo ope legis in quanto bene di interesse storico con più di 50 anni, di autore non vivente e di proprietà di ente pubblico. Interamente recintato, è sempre aperto al pubblico. 


Il giardino è stato forse il primo progettato e realizzato in città nel corso dello sviluppo urbanistico della seconda metà dell’Ottocento. La sua nascita è legata a una data precisa e a un preciso evento storico: la scelta, da parte di Ferdinando II di Borbone, di celebrare a Bari le nozze del principe ereditario Francesco II con la principessa Maria Sofia Amalia, duchessa di Baviera. Una targa commemorativa ancora visibile sul muro dell’antico Mercato del Pesce, in piazza Ferrarese, ricorda l’evento. Nello stesso giorno delle nozze, 3 febbraio 1859, il re Borbone emana un decreto con cui dispone, tra l’altro, che «all’estremità occidentale del Corso Ferdinandeo (attuale corso Vittorio Emanuele II, n.d.r.), nella Città nuova di Bari, vi sarà una vasta piazza. Un’altra piazza sarà formata al lato orientale di questa Città, limitata al nord dall’attuale mercato, all’ovest dalla strada ora esistente, al sud dal nuovo edificio della Società Economica e dall’Orto sperimentale della medesima, e all’est dal mare. Concediamo, secondando i voti manifestati dal Decurionato, che la prima piazza sia intitolata Piazza Borbonica, la seconda Piazza Conte di Bari».

In seguito alla nascita del Regno d’Italia, il 10 settembre 1860 la piazza Borbonica viene intitolata a Giuseppe Garibaldi; nel 1864, si affidano agli ingegneri Pietro Trotti e Leonardo Maurantonio i lavori di sistemazione della piazza, che si concludono nel 1867. Nel 1870, il giardino viene arricchito di piante e alberi provenienti dai vivai di Napoli e Firenze, e recintato con ringhiere di ferro.

 

L’impianto planimetrico attuale (che ritroviamo già in una planimetria del 1907) presenta due assi ortogonali che si incrociano in uno slargo centrale, mentre in prossimità degli ingressi (asse Est-Ovest) troviamo due aiuole circolari. I quattro viali diagonali che partono dal centro e i piccoli viali diagonali che caratterizzano gli angoli del giardino si snodano tra aiuole mistilinee bordate da bassi cordoli in pietra, ricche di arbusti e alberi.

 

Il giardino si presenta attualmente come una fusione tra specie tipiche dell’area mediterranea e specie esotiche, introdotte anche di recente con il risultato di creare (queste ultime) confusione senza arricchire l’immagine del giardino. Nel gruppo della flora mediterranea spiccano alcuni notevoli esemplari di Quercus ilex; un elegante boschetto di Pinus in varietà pinea, halepensis, silvestris; Chamaerops humilis; Ulmus campestris; Arbutus unedo; Cercis siliquastrum; Cupressus sempervirens; Tilia; Ligustrum; Evonimus; Nerium oleander; due esemplari di Washingtonia, che introducono al giardino da corso Vittorio Emanuele; Phoenix canariensis occupano lo spazio centrale di aiuole circolari. Fra le specie esotiche, spazio significativo viene dato a Libocedro, Sophora japonica (una papilionacea introdotta nel 1828), Celtis australis, Robinia pseudoacacia, Melia azederach, Schinus molle, Thuja. Una attenta rilettura del tessuto vegetazionale, con eliminazione delle superfetazioni recenti, gioverebbe senz’altro alla fruizione estetica del giardino. 


Nello slargo centrale della area verde è collocata una fontana a vasca tonda, lì posizionata tra il 1936 e il 1947. L’aiuola prospiciente l’ingresso che si affaccia sul corso Vittorio Emanuele II ospita attualmente il Monumento ai mutilati e caduti del lavoro, opera di Pantaleo Avellis (1985); il monumento ha sostituito il busto dedicato all’illustre economista Salvatore Cognetti de Martiis (opera dello scultore molfettese Filippo Cifariello, del 1903), attualmente collocato in un’aiuola laterale. Arricchiscono ulteriormente il giardino i busti dedicati al commerciante francese Pietro Ravanas e al consigliere e assessore comunale Giuseppe Capruzzi, entrambi opera del barese Gaetano Stella e risalenti agli anni 1942-1945. 

 

Secondo dati del Comune di Bari, l’ultimo intervento di ristrutturazione risale ad oltre 25 anni fa. Di epoca recente è la cancellata che circonda il giardino; l’originale è stata rimossa, probabilmente nel corso della campagna “ferro alla patria” promossa negli anni ’30 dal regime fascista per sostenere l’industria bellica. 

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curatori: arch. Giacinto Giglio; dott. Domenico Di Cagno; dott. Gianni Picella
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latitudine 41°07'15.8"N, longitudine16°52'12.3"E

orari di apertura: sempre aperto

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