BARLETTA - Villa comunale Bonelli

Via Canosa

La Villa è collocata in zona urbana, al di fuori del centro storico, nella parte di espansione otto-novecentesca della città (quartiere Borgovilla), in un’area oggi a grande densità abitativa. Si estende su un terreno pianeggiante di 22.500 mq, con lievi dislivelli; presenta una pianta irregolarmente rettangolare. È un parco pubblico, di proprietà del Comune di Barletta dal 1979. Interamente recintata, con ingresso da via Canosa, è accessibile negli orari di apertura al pubblico. Protetta da vincolo ope legis.

 

Alla metà del Settecento, il sito denominato Torre Palica passa nella proprietà del marchese Raffaele Bonelli. Per oltre un secolo, la località viene indicata come Casino, probabilmente perché la torre originaria è sostituita da un villino per la villeggiatura estiva; una conferma in questo senso viene dalla Cronaca manoscritta del nobile barlettano Camillo Elefante (1795-1813), nonché da quella di Antonio De Leone (1807). La denominazione villa Bonelli si trova per la prima volta in una carta delle coste dell’Adriatico datata 1834, e successivamente nella Descrizione botanica delle campagne di Barletta di Achille Bruni del 1857. Un manoscritto dello storico locale Giuseppe Seccia testimonia gli interventi più massicci realizzati sull’edificio nella prima metà dell’Ottocento «[…] Il fu Marchese D. Giuseppe (Bonelli, n.d.a.), padre dell’attuale Marchese D. Raffaele che la ingrandì alquanto, l’abbellì con edifici, e la cominciò a ridurre in buono aspetto; ora, il Marchese D. Raffaele l’ha di molto ampliata nella forma attuale». Allo stesso marchese Giuseppe si deve anche la costruzione, nel 1816, di una cappella pubblica rurale inglobata nell’edificio, per la sua famiglia e per la povera gente.

Occupata dalle truppe inglesi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la grande villa ha iniziato un lento percorso di degrado; dopo lo sgombero - nel 1985 - di alcune famiglie di sfrattati che vi si erano installate, gli ingressi dell’edificio sono stati murati.

Nel 1979 Anna, nipote del marchese Raffaele Bonelli e ultima proprietaria della villa, dona il bene al Comune di Barletta.

 

L’intero complesso rappresenta una testimonianza unica di villa suburbana ottocentesca, sopravvissuta in un territorio che fino al 1960 circa si presentava ancora come paesaggio agrario punteggiato da residenze di villeggiatura. Il giardino è un tipico esempio di giardino eclettico - connubio tra il giardino all’inglese e quello all’italiana - tanto di moda nell’Ottocento; esso conserva ancora il disegno originario risalente alla prima metà del XIX secolo. L’ingresso monumentale immette su un lungo viale, un tempo carrozzabile, che descrivendo un’ampia curva conduce al piazzale antistante la casa padronale; da questo viale si dipartono, a destra e a sinistra, vialetti dall’andamento sinuoso.

Sul lato Sud-Ovest insiste una collinetta artificiale ricca di vegetazione. Parallelo a questa area, un viale detto degli aranci divideva un tempo il terreno coltivato ad agrumi dal resto del giardino.

 

L’ingresso monumentale è incassato a semicerchio nel muro di cinta; è individuato da quattro pilastri ottagonali, sormontati da mensole e fastigi in pietra bianca che culminano con pigne stilizzate.

Parte integrante del giardino sono alcuni elementi architettonici tipici del gusto eclettico.

Perfettamente in linea con la riproposizione dello stile medievale, tanto in voga alla metà dell’Ottocento, si incontra alla sinistra dell’ingresso il recinto merlato, una costruzione circolare dalla funzione sconosciuta (forse era un orto), costruita sullo stile delle mura merlate medievali.

In sintonia con il gusto eclettico, sono presenti nel giardino tre fontane, impreziosite al centro da statue che rappresentano divinità pagane a sfondo allegorico. Nel piazzale antistante la casa padronale è collocata una vasca ellittica (al centro di un parterre della stessa forma) che ospita un plinto centrale, nel quale sono scolpiti due mostri marini e una statua recentemente identificata con la dea Cerere. Una seconda fontana, alle spalle della casa, ha forma circolare ed ospita al centro - raggiungibile a mezzo di un ponticello – una statua di Flora, con il capo coronato di fiori, posta su una colonna tronca. Un’ultima fontana è posta sul lato destro del viale principale, decorata con una rappresentazione di Galata, che appare però di fattura piuttosto grossolana.

Raro esempio in Puglia di architettura in ferro, alle spalle dell’edificio è presente una serra, attestata per la prima volta in una cartolina timbrata 1905. Rettangolare, con basamento in pietra, è realizzata completamente in ferro battuto e ornata da fiori, volute e gocciolatoi a forma di mostri marini con le fauci aperte. Gli elementi in vetro sono completamente scomparsi.

Lungo il viale principale è collocata una pagliaia, piccola costruzione circolare dedicata alla sosta, un tempo coperta con fasci di paglia (oggi, legno e lamiera). All’interno, un pavimento in maiolica decorata, un’antica rosa dei venti in legno dipinto infissa sulla volta e un tempo, probabilmente, una panca semicircolare.

Alcune vecchie foto testimoniano la frequentazione di un campo da croquet, uno spazio allungato, leggermente scavato e perimetrato in pietra situato nell'angolo Sud della Villa.

Dei numerosi busti che - stando ai plinti vuoti – dovevano ornare i viali ne sopravvivono due, un vecchio e un fauno.

 

Nel volume di Achille Bruni Descrizione botanica delle campagne di Barletta si conserva una breve descrizione di alcuni alberi da frutta presenti nel giardino; in particolare si legge: «Nel 1841 consegnai in Napoli, i semi dell’albero del Nespolo del Giappone, che fruttifica bene nei giardini, al figlio del giardiniere di Villa Bonelli, Luigi Canfora, che furono subito affidati al terreno di detta Villa. Nel 1847 ne raccolsi il primo frutto colle mie proprie mani». Della vegetazione originaria restano alcuni esemplari di pino e un carrubo.

 

Il giardino è interamente recintato da un muro ottocentesco; del complesso architettonico, il giardino è attualmente l’unico elemento fruibile.

L’edificio padronale è in completo stato di degrado e per ragioni di sicurezza è stato transennato.

Nel 2008 il giardino è stato pulito, restaurato e dotato di spazi per attività ludiche; nonostante sia stato depauperato del pregevole patrimonio botanico, appare oggi comunque ricco di piante ad alto fusto e di altre varietà vegetali.

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curatore: dott.ssa Luigia Filannino
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latitudine 41°18'52.2"N, longitudine16°16'15.4"E

orari di apertura: tutti i giorni, ore 9,00-13,00 e 17,30-21,30

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