MINERVINO MURGE - Villa Comunale (Villa Faro)

Viale Di Vittorio

La villa comunale a Minervino Murge è detta Villa Faro. Il nome deriva dalla presenza del faro realizzato dal Regime fascista dopo gli anni ’20. La villa nasce successivamente al faro. Il monumento è fortemente voluto dal Regime, essendo Minervino un simbolo della resistenza del sud Italia. Il Regime affida all’architetto Aldo Forcignanò, il progettista del Lungomare di Bari, il disegno di un monumento da dedicare alle camicie nere cadute in Puglia. L’architetto propone un faro votivo visibile in un raggio di oltre 80 km, pregno di simbologia fascista. La posa della prima pietra avviene il 28 ottobre 1923, commemorazione della Marcia su Roma. All’evento partecipano molte personalità di spicco del Regime e della politica pugliese. Lo stesso Mussolini, che non può essere presente alla cerimonia, segue ogni passo dell’evoluzione dell’opera e dona 10.000 lire per la sua realizzazione. Nel 1925 vengono realizzate le fondazioni ed il basamento, ma i lavori vengono interrotti a causa dei costi elevati. In questa fase sono già state spese 44.320,50 lire. Nel novembre 1928 Forcignanò termina il disegno del progetto definitivo e nel 1929 riprende la direzione dei lavori. Per il completamento della seconda fase dell’opera sono state stanziate 100.000 lire, gli stessi abitanti pugliesi vengono chiamati a partecipare ai finanziamenti. Il completamento dei lavori viene affidata alla Ditta Ceci e Nigro di Barletta. In questo periodo si inizia a progettare il piazzale circostante il Faro. Nel 1930 i lavori vengono interrotti per la demolizione di un paramento realizzato con una malta di scarsa qualità che ha compromesso la stabilità dell’opera. Nello stesso anno vengono realizzate le opere in bronzo, sul modello di gessi dello scultore Adolfo Rollo. L’incarico dato alla Fonderia Artistica Industriale Laganò di Napoli passa alla Fonderia Artistica di Roma. Le sculture vengono completate dopo un anno al costo di 62.000 lire dopo problemi causati dalla cattiva conservazione dei modelli di gesso. Tra il 1931 e il 1932 errori di calcolo fanno lievitare ulteriormente il costo delle strutture principali del faro. Anche l’installazione della fonte luminosa è segnata da difficoltà di varia natura legate alla potenza elettrica richiesta dal dispositivo ed alla dimensione della torretta del faro. Il Ministero della Marina offre un aerofaro “Luria” della potenza luminosa di circa 4 milioni di candele corrispondenti a circa 500 Kw con una portata ottica di 50 km che viene montato nel 1931 dall’architetto Pietro Favia. Negli anni successivi la macchina presenta problemi tecnici che rendono necessarie modifiche all’opera e nel periodo della guerra viene asportata da ignoti. Solo negli anni ’50 l’Ammiraglio del Genio Civile di Taranto offre un nuovo macchinario al comune di Minervino, ma anche in questo caso si ripresentano problemi nel funzionamento. Il costo totale dei lavori tocca le 600.000 lire già nel 1931. Dopo la guerra molti simboli fascisti vengono occultati, come la parola ‘FASCISTA’ in un’epigrafia ed alcuni fasci in rilievo. Negli anni ’80 la piazza del faro diviene villa comunale e vengono realizzate le aiuole, le panchine e la fontana. Nel 1998 all’Associazione Archeoclub e alla Proloco di Minervino viene affidata la gestione del monumento, ormai in abbandono. Intorno al 2000 vengono effettuati degli interventi sulla piazza che hanno modificato la fontana e la pavimentazione circostante.

 

La struttura del faro è costruita con diversi tipi di materiale lapideo. Le murature interne sono in bolognini di pietra calcarea lavorati alla 8 denti, o in tufo di Minervino, o in laterizio, i paramenti esterni in blocchi di pietra da taglio di Trani con nucleo centrale in pietrame e malta cementizia. I pavimenti sono in battuto, in mattonelle di cemento e in lastre di marmo da 40 cm, squadrate e lucidate a regola d’arte e posti in opera con malta di cemento e gesso. Gli ambienti sono stati intonacati con intonaco comune a tre strati, i solai realizzati con travi di ferro a doppio T di sezione 140 mm e conci di tufo con funzione di irrigidimento della parte cilindrica del Faro. Gli ambienti voltati presentano volte a vela lunettate, costruite con conci di pietra da taglio lavorata alla 8 denti e posta in opera con malta di cemento e sabbia. Le decorazioni in bronzo sono 4 Are votive alte 1 m con diametro di 1.70 m del peso di 600-700 kg cadauna e 2 Vittorie alate con prore rostrate alte 3.20 m del peso di 850-950 kg cadauna.

Il faro è collocato al centro di una circonferenza disegnata nella piazza lapidea quadrata, tra aiuole curve. Dinanzi ha la fontana rotonda in blocchetti di pietra. È presente una struttura in pietra utilizzata come deposito per i lavori del faro, oggi adibito a bar.

Tra gli alberi è stato sepolto Colia Michele, un caduto del 1945. Il viale alberato presenta panchine in cemento.

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curatore: arch. Gabriele Stingi
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latitudine 40°31'31.6"N, longitudine 17°34'55.2"E

orari di apertura: sempre aperto

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