Il progetto

La prima fase del progetto, documentata in questo sito web, ha portato al censimento di 103 giardini pubblici storici di Puglia e alla realizzazione delle prime 30 schede di catalogazione, raccolte in un volume che è possibile acquistare sia in forma stampata sia in formato e-book.

Ulteriori contributi pubblici e privati permetteranno, grazie all'instancabile impegno dei volontari di Italia Nostra, la prosecuzione del progetto, con l'estensione della schedatura e la realizzazione di ulteriori documentazioni multimediali.

 

Qui di seguito sono riportati gli interventi che introducono il volume realizzato e illustrano il lavoro svolto e la metodologia utilizzata. 

giardini pubblici storici della Puglia

GIARDINI PUBBLICI STORICI DELLA PUGLIA 

volume 144 pagine a colori

e-book formato PDF a colori

Il volume è disponibile per chi ne faccia richiesta a Italia Nostra Onlus - Consiglio regionale Puglia, tramite il modulo nella pagina "PARTECIPA", indicando un vostro recapito, che utilizzeremo per contattarvi e concordare i dettagli.


I giardini pubblici storici di Puglia

di Enza Rodio - Presidente regionale Italia Nostra

 

La villa comunale, così comunemente è denominato il giardino storico, è un bene da tutelare come un qualsiasi monumento, perché come il “monumento” è un “ricordo” e quindi la testimonianza di un pezzo di storia della comunità.

Molto spesso è la parte superstite di grandi giardini privati o di terreni dove alle essenze naturali si sono aggiunte essenze esotiche, come la moda dei primi del secolo scorso dettava.

Nasce con l’intento di permettere a tutti di usufruire del verde e spesso accanto ad esso o anche confuso con esso si trova un parco della rimembranza.

Il giardino contiene viali, panchine, statue, gazebi, questi ultimi destinati ad accogliere manifestazioni culturali di vario tipo.

Con la presente pubblicazione, certamente non esaustiva, abbiamo voluto sottolineare la bellezza e la varietà dei giardini di Puglia e di conseguenza la necessità di salvaguardarli, mantenendo l’assetto originario, restaurandoli, ove necessario, preservandoli da azioni sconsiderate di chi non lo ritiene un bene comune.

L’Associazione Italia Nostra si prefigge, infatti, di far conoscere i nostri beni culturali, perché solo attraverso la conoscenza si può sperare che ogni cittadino riconosca il bene come proprio e di tutta la comunità e lo tuteli secondo giusti criteri.

Giardini pubblici storici: valore culturale e tutela

di Francesco Canestrini - Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici LE-TA-BR

  

Nel parlare degli orti e dei giardini esistenti all'interno degli isolati delle nostre città il filosofo Rosario Assunto rimarcava che il verde urbano , spesso considerato dagli architetti come spazio vuoto tra le abitazioni , deve invece essere considerato come importante elemento connettivo tra le differenti parti e fondamentale collegamento in grado di introdurre anche istanze naturalistiche e botaniche all’interno delle città.

Lo studioso sottolineava, quindi, la necessità di conoscere , catalogare e tutelare questi spazi verdi fondamentali non solo per l’assetto complessivo degli abitati e per il loro equilibrio ecologico ma anche per garantire la vivibilità e rendere sostenibile il rapporto tra forme urbane e abitanti.

Per venire incontro a tali esigenze il libro curato da Giacinto Giglio, Giardini pubblici storici della Puglia, fortemente voluto da dalle sezioni e dal regionale dell’associazione Italia Nostra, affronta il problema dell’analisi e della schedatura di quei particolari giardini di proprietà demaniale e quindi da considerarsi, in quanto pubblici, assoggettati per legge alla normativa di tutela del Codice dei beni culturali e paesaggistici (dlgs . 42/04) che rivestono interesse storico- architettonico-botanico.

A tale proposito va ricordato che la Carta internazionale del restauro dei giardini storici, detta carta di Firenze, emanata nel 1982, ha definito i giardini come architetture vegetali che per le loro caratteristiche artistiche rappresentano beni di notevole interesse pubblico.

Essi vanno pertanto studiati , catalogati e restaurati conservandone le caratteristiche originarie, con particolare attenzione alla forma complessiva, alla vegetazione e alle opere d’arte polimateriche in esse contenute. In caso di perdita di alcune parti i lavori di restauro, basati su attenti studi e documentazioni, dovranno tendere a individuare l’identità del sito e proporne il restauro mediante interventi rispettosi dello spirito del luogo.

I convegni internazionali tenuti sull’argomento, gli interventi promossi dalle associazioni internazionali come l’ICOMOS IFLA, dalle associazioni culturali come Italia Nostra, Garden club e altre, e dalle soprintendenze stanno ulteriormente diffondendo le modalità di comportamento e di tutela di tali importanti spazi pubblici. Ciò è particolarmente incisivo in caso di necessità di operare su giardini, anche di modesta entità, che hanno in parte perso la fisionomia originaria occultata spesso da opere incongrue che danneggiano la piacevolezza del sito e ne determinano il degrado spesso irreversibile.

Per far fronte alle esigenze di tutela, ma anche di valorizzazione di tali spazi è necessario richiedere le autorizzazioni previste per legge alle soprintendenze, in caso di giardini di interesse storico-artistico o in caso di aree non soggette a vincoli è possibile ricorrere alla collaborazione con associazioni o uffici, anche comunali, che indicano gli interventi compatibili.

Ricordo,ad esempio, il caso della città di Perugia che aveva realizzato una mappatura del verde urbano comprendente anche la schedatura degli esemplari di pregio con annesso manuale descrittivo delle possibilità di interventi e di consigli pratici per ogni evenienza. La collaborazione poteva essere richiesta on line così come la consultazione del manuale.

Sono, quindi, sempre di più i comuni che si dotano di tali strumenti e che riescono così a garantire un buon livello manutentivo agli spazi verdi cittadini e si spera che tali esempi vengano imitati sulla maggior parte del territorio nazionale.

Per quanto riguarda gli spazi pubblici di pregio è, invece, frequente il caso della presenza di interventi incongrui che rendono necessaria l’opera di riqualificazione e di restauro.

Occorre avviare, in tal caso, una ricognizione precisa dello stato dei luoghi con indagini sulle differenti fasi di realizzazione e sulle ragioni che hanno ispirato la realizzazione dell’opera e che hanno determinato lo stato attuale. Occorrono, inoltre, studi sulla vegetazione esistente e sul suo stato di salute e sul rapporto del verde con gli edifici circostanti e con le altre opere d’arte presenti.

Tali studi consentiranno di individuare gli obiettivi progettuali e le scelte da effettuare per conseguire il restauro del giardino e il recupero della sua identità e l’eliminazione di eventuali detrattori ambientali.

La condivisione di tale metodo e degli obiettivi prefissati consentirà, poi, che la collettività riesca a seguire e a sentire come propria l’attività in corso e a farsi garante della riuscita dell’opera

L’attività di progettazione a di restauro di uno spazio verde può così diventare uno degli obiettivi che le comunità possono intraprendere per rinsaldare e preservare la propria identità.

È quindi attività di grande valore culturale e sociale aver individuato e schedato i giardini demaniali della Puglia, in quanto ciò equivale a indicare alle singole comunità, ma anche alla compagine regionale, la strada da percorrere per recuperare i propri giardini pubblici e contemporaneamente una parte importante della propria storia.

Grazie ,quindi a Giglio e a Italia Nostra per aver realizzato questo prezioso libro che si propone non solo di riportare l’attenzione delle comunità sul proprio patrimonio verde ma anche di interrogarsi e prodigarsi sul corretto modo di conservarlo.

Introduzione

di Mimma Pasculli Ferrara - Università di Bari, Dipartimento di Lettere, Lingue e Arte

 

Presento con piacere il lodevole lavoro dell’architetto Giacinto Giglio consistito nella ideazione e nella cura del presente volume che vede – straordinariamente in Puglia – come oggetto degli studi e tema costante delle sue pagine i “giardini storici pubblici”, indagato per la prima volta con ben 107 esempi regionali e di cui sono presenti ben trenta Schede tecniche.

Certo non mancano libri sui giardini storici in Puglia, sia monografici (sui giardini più fortunati perché studiati singolarmente) sia di insieme come i volumi a cura di Vincenzo Cazzato sui Paesaggi e sistemi di ville nel Salento (2006) o Il giardino di Puglia (2012), o sul fenomeno in Italia del giardino fra fine '800 e inizi '900 (con particolare attenzione al tema del 'restauro' applicato ai giardini esistenti in Italia fra Ottocento e Novecento o costruiti ex novo) La Memoria, il tempo, la storia nel giardino italiano fra '800 e '900 (1999) (a cui ho partecipato per Villa Speziale nel Salento, con reperti seicenteschi e interventi novecenteschi dell’architetto Porcinai).

Ma questi libri propongono degli esempi noti o meno noti a volte anche inediti, relativi soprattutto a giardini privati, mentre i pubblici sono trattati in netta minoranza.

Invece il volume a cura di Giacinto Giglio presenta, come assoluta novità, l’indagine base su ben 107 esempi di giardini pubblici sparsi in tutta la Puglia, a cui è seguita un’attenta catalogazione con i seguenti dati: localizzazione, denominazione, notizie storiche, caratteristiche ambientali, impianto planimetrico, caratteristiche vegetali, caratteri architettonici, uso attuale, vincoli, foto.

Viene così offerta dettagliata scheda storica di 30 esempi rilevati in tutte le province della Puglia, per darci, Giacinto Giglio, un’esatta cognizione del nostro patrimonio storico, tanto da poter affermare che i “giardini pubblici storici” sono presenti sia nei grossi centri che nei piccoli comuni, l’ubicazione è prevalentemente urbana, nelle adiacenze del centro storico o raramente di palazzi nobiliari di cui erano parte integrante.

Ma l’elemento di comune denominatore è che in gran parte sono stati realizzati tra l' '800 e i primi del '900 come 'verde pubblico' appunto, appena alle soglie del centro storico, ganglio importante tra il Borgo antico e quello ottocentesco moderno di espansione della città, simbolo della modernità e della concezione nuova della vita sociale. Ville non più private solo per il ceto nobiliare o borghese, ma luoghi verdi pubblici per il bene sociale del cittadino, dove intrattenersi, relazionare, riposare e soprattutto respirare l’aria salubre. Può essere sia la 'villa comunale', può essere 'la piazza alberata' o 'la piazza-giardino' come Piazza Umberto I a Bari, cuore pulsante della città voluta da Murat (1813), da una parte giardino del Palazzo Ateneo (1888) e dall'altra verde pubblico piantumato nel 1901 e arredato nel 1905 con la statua a cavallo di Umberto I dell’artista Cifariello. Se per le notizie storiche rimandiamo alla Scheda dettagliata nel presente volume, ricordiamo anche la presenza a Bari della Piazza-giardino Garibaldi deliberata come area verde nel 1859 alla fine di Corso Ferdinandeo (oggi Corso Vittorio Emanuele) dal re Ferdinando II (in occasione del matrimonio a Bari di Maria Sofia di Baviera) insieme all'altra area verde progettata dall’altro lato del Corso, sul mare. È la 'villa comunale'  come vediamo  segnalata nelle planimetrie antiche e mai realizzata, se non solo nella zona dello slargo IV novembre, all'inizio dell’attuale Corso Cavour. Rare foto storiche ci testimoniano della sua esistenza, ma un recente e illuminato progetto Europeo (FESR) il Cultural garden heritage as a focal point for sustainable tourism ha dato corpo alla valorizzazione dei 'giardini storici' in Europa e in Puglia, qui scegliendo come casi di studio le ville comunali nel periodo umbertino (Bari, Foggia, Trani, etc.) e Taranto (che è divenuto 'caso pilota') grazie alla simbiosi di intenti fra la Regione Puglia (dott. Mauro Bruno, Servizio Beni Culturali. Ufficio Beni Architettonici ed Archeologici) e l’Università di Bari - Dipartimento di Lettere Lingue Arti (prof. Mimma Pasculli, Storia dell’Arte Moderna), progetto supportato dalla vigente normativa che tutela i 'giardini storici pubblici', a cominciare dal Decreto legislativo n. 42/2004 (Codice dei Beni culturali) ad arrivare alla recente Legge n. 10/2013, come ci sottolinea acutamente Giacinto Giglio “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

A lui dobbiamo l’elaborazione di un Progetto preliminare di restauro scientifico del giardino di Piazza Umberto I (con la collaborazione dei professori dell’Università di Bari Franco Macchia, già direttore dell’Orto Botanico, Mimma Pasculli, Storia dell’Arte Moderna, il dott. Gianni Picella, delegato Ambiente FAI, la dott. Francesca Cotugno, Direttore Amministrativo presso il Ministero di Giustizia, l’arch. Angela Serratì, Associazione in difesa del verde e dei giardini storici) offerto nel 2013 al Comune di Bari, affinché si proceda in necessaria alternativa al Progetto “Bari crossing 2007” di cosiddetta “riqualificazione” o “restyling”. Infatti il suddetto Progetto offerto al Comune di Bari si avvale della catalogazione di tutte le specie vegetali del giardino di Piazza Umberto, tra cui ricordiamo il Cedro del Libano di ben 150 anni, elaborata dal prof. Franco Macchia e con una precisa planimetria con le collocazioni.

Al “Comitato per le politiche ambientali e qualità della vita” (decreto Rettorale Petrocelli 27 novembre 2007, coordinatori prof. A. Tursi, prof. A. Uricchio, componente M. Pasculli) dobbiamo la realizzazione il 25 maggio 2010 di un grande Convegno nazionale “L’Università di Bari e il verde pubblico: il Giardino di Piazza Umberto I come Bene Culturale” di apertura del problema della tutela del giardino storico di Piazza Umberto, onde evitare lo scempio già perpetrato con la distruzione nel 2005 del giardino di Palazzo Ateneo (divenuto negli anni Trenta Piazza delle Poste, e poi Piazza Cesare Battisti).

Auspichiamo che questo libro di Giacinto Giglio (frutto della sua iniziativa e della sua qualificata professionalità nel campo del restauro scientifico dei “giardini storici” e del lodevole contributo dell’Assessorato al Mediterraneo e al Turismo) possa costituire una pietra miliare per la Puglia e l’inizio di una concreta e sempre più attenta tutela verso il “verde pubblico” anche da parte dei cittadini. Un verde di tutti da salvaguardare per tutti, e non un luogo di arbitrari interventi di ammodernamenti contemporanei che tingono di rosso le nostre ville, i nostri giardini e le piazze pubbliche, come già purtroppo la recente attenta catalogazione ha potuto verificare in negativo.

Nonostante ciò, ben 107 giardini sono stati verificati ancora in loco a cui assicurare lunga vita nel rispetto delle norme di tutela da parte dei Comuni, nell'osservanza delle disposizioni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio.

Inventario parchi e giardini storici della Puglia

di Vittorio Marzi - Presidente Accademia dei Georgofili Sezione Sud-Est

 

Nell’analisi storica dell’arte del giardinaggio in Italia, costante è il riferimento allo splendore del periodo rinascimentale,per merito di illustri artisti, che hanno posto la scuola italiana all’attenzione di tutta l’Europa centrale. Certamente il ricco patrimonio di ville e casali,presente in diverse regioni del centro-nord è dovuto alle disponibilità finanziarie del mondo imprenditoriale dell’epoca, particolarmente sensibile all’arte , mentre per il ritardo di approfonditi studi, a lungo è stata opinione di un modesto apporto della Puglia all’arte del giardinaggio, rispetto alle altre regioni italiane. Da alcuni anni, dapprima sporadiche e frammentarie pubblicazioni e articoli di stampa, di recenti studi più consistenti stanno evidenziando una consistente presenza di ville comunali e private di valore storico, che meritano di essere salvaguardate dal degrado e dalla distruzione.

Per la loro funzione pubblica le ville comunali hanno sempre rappresentato il decoro dei centri abitati, luoghi di incontro e di riposo per gli anziani e di giochi per i bambini, molto suggestivi per la loro posizione amena, molto ricchi di significati storici, per la presenza di busti di illustri personalità del passato, per la presenza di manufatti di pregevole valore artistico. Ville comunali armonicamente inserite nel contesto urbano, facilmente raggiungibili a piedi. Purtroppo, con l’urbanesimo, in seguito allo sviluppo industriale, gli agglomerati urbani si sono estesi con un ritmo mai conosciuto, fino a raggiungere dimensioni non più compatibili con le strutture della città antica. E’ stato giustamente osservato che “in epoca preindustriale tra città e campagna vi era continuità ecologica. I due diversi paesaggi si integravano armoniosamente. Questo fatto era la conseguenza della modesta dimensione territoriale e demografica dei centri urbani, della vicinanza dei campi coltivati e dei boschi alla città, della presenza all’interno dell’ambiente urbano di abbondanti spazi naturali. Purtroppo, anche molte ville storiche, che completavano le aree a verde delle città , sotto la spinta della speculazione edilizia sono scomparse.

Di grande merito, pertanto, sono le iniziative finalizzate a mettere in atto strategie per la tutela e la valorizzazione di giardini e parchi di interesse storico-artistico, di beni culturali e di altri siti culturali all’aperto.

L’Associazione Italia Nostra si è fatta promotrice di un progetto Giardini pubblici storici della Puglia per un capillare censimento dei giardini comunali esistenti per tutelarli, e valorizzarli in un circuito di promozione del turismo culturale della Regione. Il progetto che ha ricevuto il consenso e la partecipazione di Associazioni, Università, Comuni, Enti locali, Privati, ha previsto la realizzazione uno studio in 110 Comuni, che dispongono di un giardino pubblico storico, con la partecipazione di esperti del settore.

La pubblicazione dell’inventario è una ulteriore preziosa testimonianza dell’ampio patrimonio di giardini comunali di Puglia, un lavoro di grande impegno da parte di coloro impegnati nella ricerca storico, un grande merito dell’Associazione Italia Nostra alla valorizzazione dei beni culturali del nostro Paese.

Il giardino urbano ottocentesco: “tableau vivant” dell’identità collettiva

di Tommaso Adriano Galiani - referente regionale Italia Nostra-Puglia per il settore Educazione al Patrimonio

 

Il giardino è da sempre il luogo dei miti in quanto compendio di natura “costruita” goduta dagli uomini; ora dopo ora, mese dopo mese, ciascuna di queste oasi urbane diviene un vero e proprio “tableau vivant”, un’operazione progettuale che muta aspetto con l’alternarsi delle stagioni, con il passaggio degli individui, creato di volta in volta dalla luce cangiante della giornata, rendendo la città intorno, architettonicamente uguale a se stessa, altrettanto mutevole nel suo essere percepita.

Deputato agli otia intellettuali o ai giochi, privato o pubblico, claustrale o civico, il giardino è da sempre un luogo del corpo e della mente, dunque dell’agire e del pensare. Nel giardino sulla collina di Colono, oltre che in quello di Atene dedicato all’eroe Academo, maturò la filosofia platonica. Perché, filosoficamente, ogni giardino può diventare per noi luogo spirituale per eccellenza, spazio in cui la realtà può essere modellata dall’uomo δημιουργός (demiurgo), senza il quale è impossibile che ogni cosa abbia nascimento. Anche per questo, fusi in un senso di mimesi, di equilibrio uomo-natura, dovremmo contemplare e leggere un giardino come prodotto d’arte, in quanto identità di un’epoca e frutto dell’agire storico dell’uomo.

Non è un caso che i giardini siano stati documentati dalle parole di autori del calibro di Stendhal e che siano stati riprodotti da grandi artisti come il Domenichino (1581-1641), William Kent (1685 circa-1748), Lancelot Brown (1716-1783), fino ai macchiaioli e oltre. Prediligendo una rappresentazione della natura priva dei toni formali delle vedute classiche, le opere di questi ultimi, sono, forse più di quanto immaginassero, icone della metamorfosi paesaggistica ottocentesca, di quella nascente industrializzazione che originò nu¬merosi movimenti sociologici e igienisti.

Le riorganizzazioni delle città furono promosse dal governo unitario, a imitazione di altre realtà europee, ambendo a un razionale e coordinato modello di sviluppo civico. La necessità di ampie “aree verdi” all'interno del tessuto urbano borghese, infatti, fu oggetto dei nuovi piani di ampliamento o strumento d’integrazione tra il vecchio centro storico medievale e i nascenti quartieri a maglia regolare. A volte, infatti, le superfici occupate dal verde pubblico furono quelle di risulta dall’abbattimento delle mura cittadine e delle cortine murarie.

Le nuove piazze di antiche città - piccole e grandi - della Puglia, dunque, si arricchirono di viali alberati popolati da busti di cittadini illustri, di fontane con giochi d’acqua, di casse armoniche e aiuole, raggiungendo raramente un livello artistico in grado di competere con la passata arte dei giardini. Non sempre però. In alcuni casi - come questo testo dimostra – l’esigenza pratica, igienica e ricreativa si unì felicemente alle particolarità orografiche del luogo, pervenendo anche a notevoli traguardi estetici.

In contrapposizione alla logica della tipica cultura contadina, il giardino pubblico fu interpretato come un appezzamento di terreno inserito “artificiosamente” in una maglia urbana, variamente coltivato secondo l'estetica del tempo, irrigato, ospitante giostre, pergole, portici, vasche, patii e edifici ricreativi; tutto sembrava finalizzato all’ammirazione piuttosto che all’utilità. Nel corso del tempo, però, la finalità contemplativa divenne ben presto rappresentatività, in contrasto con il passato insegnamento razionalista di teorici d’architettura, come Francesco Milizia (1725-1798) o padre Carlo Lodoli (1690-1761), che miravano alla funzionalità.

Ben lontani dall’esplicita posizione espressa in un articolo del “Caffè” contro i parterre e le piantagioni di puro ornamento del conte milanese Pietro Verri (1728-1797), strati sempre più ampi di popolazione frequenta¬rono i giardini pubblici pugliesi, divenuti indispensabili aree d’incontro nella sempre più fitta maglia dell’espansione urbana, a volte sostituendosi all’antica piazza d’aristocratica memoria. Nacque, così, anche in Puglia il giardino come “spazio collettivo” per il passeggio, per beneficiare della funzione termoregolatrice della vegetazione nel periodo estivo, per intessere rapporti sociali e affaristici. Il desiderio d’emancipazione della frangia di proprietari terrieri borghesi, che similmente ai nobili vivevano nelle città, non trovava, infatti, sempre corrispondenza in proporzionate disponibilità economiche. Imprenditori, piccoli benestanti, o anche semplici gruppi familiari con bambini cominciarono a muoversi in questi spazi “neutrali”, rappresentativi del sociale e non dell’individuale, contemplando e godendo di una natura non più agreste ma “urbana”. Da spazio del sé il giardino pubblico divenne, quindi, spazio del noi; dal giardino in quanto appendice della casa e luogo-dimora del tutto introspettivo e personale, si passò al godimento di uno spazio comunitario, dimora d’incontro, di scambio e di rappresentanza.

Parvenu baffuti e diafane donne con ombrellini leggeri - ammirando per essere ammirati - si spostarono, quindi, all’interno di una verde scenografia ornamentale, rinforzata dall’introduzione di specie esotiche, procedendo lungo vialetti autorappresentativi della nuova società. Tramite statue e monumenti, infatti, venivano raffigurate le vicende significative della storia della nascente cultura nazionale e molto spesso locale. Alla funzione ecologica e fisicamente ricreativa si sommava, dunque, il godimento estetico, l’autocompiacimento e, quindi, si raggiungeva il piacere dell’anima a vantaggio del corpo.

Nel '900 l’arte del giardino in Italia in sostanza si dissolve lentamente in nome di una completa li-bertà di gusti e d’idee.

Nei grandi centri urbani, inoltre, i pressanti problemi sociali hanno ben presto imposto la sistemazione di semplici “zone verdi”, attrezzate per soddisfare le elementari esigenze igieniche, ricreative e spor¬tive delle popolazioni periferiche. Ciò che nelle antiche carte progettuali erano luoghi dell’immaginazione, si sono tramutati negli attuali Piani Regolatori in semplici “depuratori d’aria” variamente attrezzati.

Anche i piccoli parchi urbani ottocenteschi non sempre si sono salvati in nome di un utilitarismo privatista e di una demagogica “apertura al sociale”. Spesso, pseudo motivazioni socio-politiche hanno giustificato vere e proprie ecatombe di alberi secolari, distruzione di statue e aiuole.

Quando ancora ci sono, in qualche caso sembra di essere giunti alla cosiddetta invasione verticale dei barbari prevista dal filosofo madrileno José Ortega y Gasset (1883-1955): graffiti che violentano le antiche strutture di svago, cattivi odori che caratterizzano le aiuole divenute latrine a cielo aperto, statue, ideale di antichità come futuro, mutilate dei loro arti ma anche della loro eredità winckelmanniana. Questa è la decadenza in cui siamo piombati. Questa è la crisi in cui versa la coscienza estetica e il senso di ricerca delle vere e proprie “poetiche” che hanno generato i nostri giardini storici nel tempo.

Gli studi realizzati a seguito della crisi energetica degli anni Settanta, dapprima in USA e poi in Europa, hanno condotto al riconoscimento della funzione microclimatica della vegetazione per il comfort degli ambienti antropizzati. Il surriscaldamento della città è dovuto oltre che al calore, alle polveri e agli inquinanti prodotti, alle pavimentazioni stradali unite all’elevata conducibilità termica di materiali come il cemento armato.

Che l’amore e il rispetto per i giardini pubblici, organismi viventi e cangianti testimoni del tempo, memoria di epoche, bisogni, soluzioni, non sia una peculiarità italiana è risaputo. È il momento, però, che si formi una consapevolezza matura che miri a tutelare e non a violentare e sopprimere un patrimonio prezioso, genericamente definito “spazio verde” in quanto capace di contribuire notevolmente a garantire un’elevata qualità abitativa all’interno di una visione ecologica della città.

A parte i colloqui del “Consiglio Internazionale degli Architetti Paesaggisti”, solo dopo il 1978 e grazie al Convegno di San Quirino d’Orcia, l’indagine sui giardini storici è stata oggetto di particolare attenzione. Da allora in Italia molto si è scritto, meno si è fatto.

Intanto, in Europa sta prendendo corpo sempre più l’idea di una green city, in altre parole di una rinaturalizzazione della città attraverso un’integrazione strutturale del verde con il “costruito”.

Noi, come spesso accade, non dobbiamo far altro che salvare ciò che la storia ci ha lasciato.

Pubblicazioni come questa, sperano di segnare il tempo e di eludere alibi. Sperano di far conoscere e riconoscere i bisogni dell'Umano e di salvaguardare i nostri giardini storici, luoghi da abitare “fuori” affinché risuonino positivamente “dentro”.

Metodologie della ricerca sui giardini pubblici storici della Puglia

di Giacinto Giglio - curatore del progetto

 

La nostra ricerca è circoscritta ai giardini storici di carattere “pubblico”, cioè attualmente di proprietà di Enti pubblici e che quindi dovrebbero essere tutelati, accessibili e fruibili. Possono essere giardini realizzati direttamente dalla mano pubblica oppure giardini un tempo appartenuti a ville patrizie o conventuali, che oggi sono nella disponibilità  pubblica. Il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (Dlgs 42/2004 e s.m.i.) li considera “monumenti viventi” e individua all’art.10 lettera f) «le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico» ed anche, all’art. 136 lettera b), «le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda dello stesso codice, ma che si distinguono per la loro non comune bellezza». Per poter essere dichiarati  beni culturali, i giardini storici devono essere opera di autore non più vivente, realizzati da oltre cinquant’anni, e rivestire un “interesse culturale”: il regime giuridico prevede, tra l’altro, il divieto di distruggerli, danneggiarli o adibirli a usi non compatibili con il loro carattere storico-artistico, o comunque tali da pregiudicarne la conservazione. L’interesse culturale è determinato da un decreto di vincolo, che nel caso di beni demaniali sussiste ope legis o è frutto di declaratoria.

 

La metodologia

Nella prima fase, di inventariazione, si è creato un primo elenco utilizzando le immagini satellitari (Google Earth e Street View), CTR ed ortofoto (SIT Puglia);  queste ultime sono state confrontate con cartografia IGM (anni 1947-1957), dati bibliografici e fonti archivistiche più immediate. 

Dal primo elenco sono stati evidenziati:

  • giardini (o parte di essi) che presentano un disegno planimetrico preordinato e intenzionale, risultato di una composizione di elementi vegetali (aiuole, prati, radure, alberi isolati, gruppi di piante, filari etc…) e elementi artificiali (percorsi, fontane, peschiere, piani terrazzati, aree pavimentate, etc.);
  • giardini che contengono esemplari botanici (arborei, floreali, arbustivi) di un certo pregio e significato, inclusi gli orti botanici;
  • giardini che hanno ricoperto e ricoprono un ruolo nel tessuto urbanistico o nel disegno paesaggistico in cui si collocano;
  • giardini le cui origini siano risalenti a oltre cinquant’anni fa (tenendo conto del dettato di legge in materia di Beni Culturali).
  • giardini come sito storico, origine di un mito illustre, luogo di un avvenimento storico maggiore, soggetto di un dipinto ecc.

Secondo questi criteri, sono stati selezionati 107 comuni con giardini pubblici storici della Puglia divisi per provincia e sui quali fare un’indagine diretta sul campo.

 

 

SCHEDATURA GIARDINI PUBBLICI STORICI - PUGLIA

 

GIARDINI

INVENTARIO

%

CATALOGO

COMUNI

%

PROVINCIA

FOGGIA

14

13,08

4

64

24,81

TARANTO

7

6,54

4

29

11,24

BRINDISI

11

10,28

8

20

7,75

BARI

40

37,38

10

48

18,60

LECCE

35

32,71

4

97

37,60

TOTALE

107

100,00

30

258

100,00

 

La seconda fase è stata quella di catalogazione: abbiamo utilizzato una scheda di censimento tipo per l’indagine diretta su 30 giardini pubblici storici, rilevando, ove disponibili,  i seguenti dati: localizzazione/ubicazione (provincia e comune), denominazione (attuale e storica), notizie storiche (epoca costruzione, autore, preesistenze), caratteristiche ambientali (superficie, geomorfologia, clima), impianto planimetrico (schema, forma, composizione), caratteristiche vegetali (struttura, esemplari di rilievo), caratteri architettonici (fontane, scale, edifici, impianti, pavimenti, decorazioni), uso attuale (stato di conservazione, restauri), proprietà, vincoli (D.M. o P.R.G.), accessibilità, fonti e documenti di riferimento comprensivi di foto.

 

I risultati della ricerca

Da questa prima schedatura, si evidenzia che i giardini storici sono localizzati nei grossi centri e talvolta nei piccoli Comuni nel cui territorio si trova un castello o palazzo nobiliare. La loro presenza è anche proporzionale al numero di Comuni per provincia. Si è notato come le denominazioni prevalenti sono indifferentemente quelle di: villa, parco o giardino e nella toponomastica dei comuni, si assegna anche il nome di Piazza ad alcuni di essi. L’ubicazione è prevalentemente urbana, nelle adiacenze del centro storico o di palazzi nobiliari di cui erano parte integrante; in pochi casi, nei piccoli centri, i giardini restano sul margine dell’abitato. In gran parte sono stati realizzati tra l‘800 e i primi del  ‘900, nati con destinazione “verde pubblico”; in minima parte sono giardini privati acquisiti dal pubblico e ampliati in seguito.

Alcuni sono sorti su preesistenze archeologiche: tombe o resti di insediamenti abitativi (Francavilla Fontana e Taranto). Sono stati progettati da tecnici locali noti o da uomini illustri “cultori dell’arte dei giardini”, in altri casi si conosce solo il nome del sindaco committente. L’ambito culturale è quello napoletano, la tipologia è quella del giardino all’italiana vanvitelliano del coevo esempio della Riviera di Chiaia di Napoli, come modificato dalle sistemazioni paesistiche e romantiche da Stefano Gasse nell’Ottocento. Il modello prevalente del giardino all’italiana è localmente modificato, nella forma e nello schema planimetrico, per adattarsi alle preesistenze e alla morfologia del terreno: se in pendenza (Conversano e Carovigno), se situato lungo la costa (Taranto e Trani) o ancora se è giardino pensile (castello di Presicce).  La fisionomia dell’area verde dipende dalle essenze utilizzate, che derivano dalle caratteristiche climatiche; in molti casi, le essenze nostrane sono accostate secondo la moda del collezionismo da piante rare ed esotiche.  Purtroppo, non si fa la manutenzione stagionale degli elementi vegetali e ordinaria delle parti decorative. Invece, si seguono le mode anche in Puglia, e si introducono nei nostri giardini i prati come nel giardino all'inglese. Tra le caratteristiche architettoniche, troviamo una gamma di manufatti originari (tempietti, casse armoniche, cascate, fontane, una locomotiva, vasche per i cigni ed anche gabbie per i lupi ecc.) che in molti casi, privi di custodia, sono lasciate ai vandali e al degrado per poi essere sostituiti con gli interventi di ”ristrutturazione” da: anfiteatri, campi da basket, piste di pattinaggio, piste da ballo, campi da calcio, cinema, ecc. Tutto questo in contrasto con la Carta dei giardini storici (detta Carta di Firenze,  ICOMOS, 1981) e la Carta del Restauro del 1964-1972, che prevedono per gli interventi di restauro l’autorizzazione delle Soprintendenze ai B.C.A.

Le amministrazioni comunali, malgrado l’atavica carenza di aree verdi, tendono a trasformare e semplificare il verde togliendo siepi, tagliando alberi, introducendo essenze estranee e impermeabilizzando le superfici con asfalto, cemento o pietra: tutto per ridurre i costi di manutenzione e tramutando così i giardini al massimo in “piazze alberate”.

L’uso originario di queste aree è in gran parte alterato dagli usi contrastanti introdotti con gli interventi di restyling, che inseriscono forzatamente attrezzature, impianti e materiali estranei al giardino storico, togliendo loro autenticità e sottoponendoli, senza limitazioni, a un carico antropico insostenibile che dovrebbe gravare invece nelle nuove aree verdi periferiche.

 

Conclusioni

In conclusione, vorrei ricordare che la recente Legge n.10/2013 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani prevede la «promozione di interventi volti a favorire i giardini storici», dei quali potrebbe occuparsi una Rete Regionale dei Giardini Storici costituita: dalla Regione, dall’ANCI, dall’Università, dalle Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Puglia e dalle associazioni dedicate alla tutela del patrimonio culturale.

Regione Puglia

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con il sostegno di

ITALIA NOSTRA

Consiglio Regionale Puglia


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