Giardini pubblici storici: valore culturale e tutela

di Francesco Canestrini

 

Nel parlare degli orti e dei giardini esistenti all'interno degli isolati delle nostre città il filosofo Rosario Assunto rimarcava che il verde urbano , spesso considerato dagli architetti come spazio vuoto tra le abitazioni , deve invece essere considerato come importante elemento connettivo tra le differenti parti e fondamentale collegamento in grado di introdurre anche istanze naturalistiche e botaniche all’interno delle città.

Lo studioso sottolineava, quindi, la necessità di conoscere , catalogare e tutelare questi spazi verdi fondamentali non solo per l’assetto complessivo degli abitati e per il loro equilibrio ecologico ma anche per garantire la vivibilità e rendere sostenibile il rapporto tra forme urbane e abitanti.

Per venire incontro a tali esigenze il libro curato da Giacinto Giglio, Giardini pubblici storici della Puglia, fortemente voluto da dalle sezioni e dal regionale dell’associazione Italia Nostra, affronta il problema dell’analisi e della schedatura di quei particolari giardini di proprietà demaniale e quindi da considerarsi, in quanto pubblici, assoggettati per legge alla normativa di tutela del Codice dei beni culturali e paesaggistici (dlgs . 42/04) che rivestono interesse storico- architettonico-botanico.

A tale proposito va ricordato che la Carta internazionale del restauro dei giardini storici, detta carta di Firenze, emanata nel 1982, ha definito i giardini come architetture vegetali che per le loro caratteristiche artistiche rappresentano beni di notevole interesse pubblico.

Essi vanno pertanto studiati , catalogati e restaurati conservandone le caratteristiche originarie, con particolare attenzione alla forma complessiva, alla vegetazione e alle opere d’arte polimateriche in esse contenute. In caso di perdita di alcune parti i lavori di restauro, basati su attenti studi e documentazioni, dovranno tendere a individuare l’identità del sito e proporne il restauro mediante interventi rispettosi dello spirito del luogo.

I convegni internazionali tenuti sull’argomento, gli interventi promossi dalle associazioni internazionali come l’ICOMOS IFLA, dalle associazioni culturali come Italia Nostra, Garden club e altre, e dalle soprintendenze stanno ulteriormente diffondendo le modalità di comportamento e di tutela di tali importanti spazi pubblici. Ciò è particolarmente incisivo in caso di necessità di operare su giardini, anche di modesta entità, che hanno in parte perso la fisionomia originaria occultata spesso da opere incongrue che danneggiano la piacevolezza del sito e ne determinano il degrado spesso irreversibile.

Per far fronte alle esigenze di tutela, ma anche di valorizzazione di tali spazi è necessario richiedere le autorizzazioni previste per legge alle soprintendenze, in caso di giardini di interesse storico-artistico o in caso di aree non soggette a vincoli è possibile ricorrere alla collaborazione con associazioni o uffici, anche comunali, che indicano gli interventi compatibili.

Ricordo,ad esempio, il caso della città di Perugia che aveva realizzato una mappatura del verde urbano comprendente anche la schedatura degli esemplari di pregio con annesso manuale descrittivo delle possibilità di interventi e di consigli pratici per ogni evenienza. La collaborazione poteva essere richiesta on line così come la consultazione del manuale.

Sono, quindi, sempre di più i comuni che si dotano di tali strumenti e che riescono così a garantire un buon livello manutentivo agli spazi verdi cittadini e si spera che tali esempi vengano imitati sulla maggior parte del territorio nazionale.

Per quanto riguarda gli spazi pubblici di pregio è, invece, frequente il caso della presenza di interventi incongrui che rendono necessaria l’opera di riqualificazione e di restauro.

Occorre avviare, in tal caso, una ricognizione precisa dello stato dei luoghi con indagini sulle differenti fasi di realizzazione e sulle ragioni che hanno ispirato la realizzazione dell’opera e che hanno determinato lo stato attuale. Occorrono, inoltre, studi sulla vegetazione esistente e sul suo stato di salute e sul rapporto del verde con gli edifici circostanti e con le altre opere d’arte presenti.

Tali studi consentiranno di individuare gli obiettivi progettuali e le scelte da effettuare per conseguire il restauro del giardino e il recupero della sua identità e l’eliminazione di eventuali detrattori ambientali.

La condivisione di tale metodo e degli obiettivi prefissati consentirà, poi, che la collettività riesca a seguire e a sentire come propria l’attività in corso e a farsi garante della riuscita dell’opera

L’attività di progettazione a di restauro di uno spazio verde può così diventare uno degli obiettivi che le comunità possono intraprendere per rinsaldare e preservare la propria identità.

È quindi attività di grande valore culturale e sociale aver individuato e schedato i giardini demaniali della Puglia, in quanto ciò equivale a indicare alle singole comunità, ma anche alla compagine regionale, la strada da percorrere per recuperare i propri giardini pubblici e contemporaneamente una parte importante della propria storia.

Grazie ,quindi a Giglio e a Italia Nostra per aver realizzato questo prezioso libro che si propone non solo di riportare l’attenzione delle comunità sul proprio patrimonio verde ma anche di interrogarsi e prodigarsi sul corretto modo di conservarlo.

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